venerdì 10 aprile 2009

Terremoto in Abruzzo

Non ho ancora scritto nulla a proposito del terremoto in Abruzzo.
Un po' perché ero felicemente presa dall'evento Gobbo, un po' perché dovevo ben rendermi contro dell'accaduto.
In effetti, non so se mi sono resa effettivamente conto dell'accaduto. Solo l'idea, però, che L'Aquila non esisteva più mi lascia estereffatta. L'immagine della strada che si apre in voragine è per me l'emblema della tragedia.
Se mi metto nei panni della gente sento il vuoto dentro: perdere tutto. Penso, e se accadesse a me? Guardo intorno, nella mia casa e osservo gli oggetti, che sono ricordi, che non potrei più rivedere. E sento il vuoto. Non è giusto attaccarsi alle cose materiali, è vero, ma chi non è sentimentalmente legato a qualcosa, anche solo una lettera? E poi, come è possibile pretendere che una nonna possa non sentirsi persa nel vedere distrutta la propria abitazione? È come se avesse perso l'intera sua vita. Frantumi. Come il mucchio di mattoni spezzati, ciò che fino a qualche ora o minuto prima era la sua casa, il centro della sua vita. Prima tutto era normale, poi nulla era più conoscibile. Destabilizzante.
I bambini. I bambini sono quelli che secondo me se la caveranno meglio in tutta questa tragedia: per loro sarà un'avventura vivere in tenda.
Mi auguro per loro, però, che sia giusto un'avventura. Un'avventura passeggera.
Un ultimo pensiero, muto, alle persone la cui vita è stata spezzata sotto quei mattoni franati. Un abbraccio a chi li piange, con l'augurio che trovino presto il motore interiore che li porti a ingranare la marcia per andare avanti con la propria di vita e essere felici.

1 commento:

F/\B!O ha detto...

Anche Google ha creato una pagina apposita.
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