sabato 1 novembre 2008

Poesia di novembre: Matteo Fantuzzi

"Guarda questo cielo scuro
mentre attraversi strade senza case,
strade senza persone: è la tempesta
che si avvicina e toglie le radici
dalla terra, che si abbatte, che ti annienta.

Dimmi che mi ami, che senza di me
sei niente, che questo fiato si restringe
senza il mio corpo affianco. Dimmi
che non c'è tregua, che non c'è
una soluzione, come non si può
fermare il mare che contro al molo
s'apre e porta con sé tutto quello
che era stato: terra dalla terra
carne dalla carne ad attraccare."

Poesia di Matteo Fantuzzi, scopiazzata da Glamour. Poeta nato nel 1979, ha pubblicato Kobarid, Raffaeli editore. Per saperne di più cliccate su universo poesia.

Mi piace particolarmente la parte finale, dopo i due punti. Mi piacciono le frasi rotte, come ricerca di un respiro innaturale. Una pausa di bianco prima di scoprire cosa vuole dire il poeta, prima di sapere. Una sospensione di silenzio, oppure no, a seconda della lettura. Io mi godevo l'attesa, mi godevo le mie parole a singhiozzo, le frasi che attendevano di essere finite. Forzate e innaturali.
Non so come la leggerebbe l'autore, ma a me piace così. Leggere poesia è un'esperienza personale.
Ditemi la vostra opinione.

3 commenti:

F/\B!O ha detto...

Quando leggo le poesie come questa, con le frasi rotte, mi passa sempre una domanda per la mente: "Ma quindi basta scrivere dei periodi e andare a capo ogni tanto per rendere la prosa una poesia???".

mOKa ha detto...

Spesso mi dico la stessa cosa.
Questa mi piaceva per il buon accostamento lessicale. In poche parole mi sembra abbia una buona musicalità ed è questo per me che fa di frasi spezzate poesia. E la musicalità non è cosa da poco!

Anonimo ha detto...

Non mi dice granchè, a dire il vero, però mi occupo poco di poesia. A casa, oltre a libri di testo delle superiori, ho i sonetti di Shakespeare, che mi piacciono molto.