domenica 27 marzo 2011
Mission
In macchina pronta, motore acceso, una meta. Una mission veloce, mezz'ora-quaranta minuti per portare a termine con successo l'operazione. Per giungere all'obiettivo. Tra me e lui solo qualche chilometro. Che bello!
Dunque, tra i miei vari vagabondaggi radiofonici, ecco che incappo in una canzone bene augurante. Se non è destino questo.
Insomma, l'unico ostacolo vero, che non avevo previsto, era riuscire e parcheggiare la macchina a Treviso. La vera mission impossible. Non avevo nemmeno tenuto conto che fosse un dannato martedì, ergo... Mercato! Nooo!
Dopo vari giri di PUT trovo un posticino, dove volevo andare sin dall'inizio, ma mi sono fidata di quei cari cartelloni a scritte luminose che segnano i posteggi liberi... Mai fidarsi, mai! Sono bugiardi, si prendono gioco di te! Avevo pensato: ho poco tempo, cerco un posto vicino alla meta. Perché? Perché ho pensato questa sciocchezza? Perché mi sono fidata? Inutile continuare con le domande. Dopo svariati giri e vuoto, sudore e un po' di amarezza per la mia ingenuità mi ritrovo finalmente a camminare, felice, con in mente una sola cosa.
Arrivo al negozio e penso a quando ci andavo praticamente ogni sabato. Purtroppo sono cambiate un po' di cose, ma è sempre bello.
E dopo 10 minuti di ricordi e immersione tra gli scaffali, me ne esco con il mio obiettivo in mano:
EDEN, il nuovo cd dei Subsonica!
Evviva! E giovedì concerto a Pordenone! Evviva, evviva.
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martedì 22 marzo 2011
Il film di Marzo: Il Cigno Nero (2)
Un piccolo commento mio sul film. La trama l'ha descritta bene Claudia.
Per le sensazione che hanno accompagnato la visione, devo ammettere che è stato abbastanza angosciante, come si percepisce già dal trailer. Claustrofobico, minuti di girato in cui anche lo spettatore si sente in gabbia. Ti verrebbe da prendere la protagonista e scrollarla: Nina, dai, forza, tirati fuori.
E che dire di Beth? Una Winona Ryder difficile da riconoscere. Io ho avuto bisogno dei titoli di coda per confermare la mia impressione.
L'ultima scena in cui compare mi è stata assolutamente impossibile da vedere.
Natalie Portman è stata davvero meravigliosa. Non mi intendo molto di danza classica, ma mi è sembrata davvero brava sulle punte. Molto elegante, fluida, i movimenti sicuri. Di certo non ha fatto delle acrobazie da étoile, ma ha comunque eseguito passi difficili. Non so la sua formazione, se sapesse già ballare o se abbia imparato per il film. Se si tratta del secondo caso, bè, Oscar decisamente meritato.
Nel complessivo, consiglio la visione, di certo non è una pellicola leggera, ma anzi si termina la visione con un qualcosa che è rimasto dentro, un sentire che si scioglierà con il tempo, con il pensiero. Come nelle migliori storie, lascia il suo segno. Buono o no, dipende sicuramente da ognuno di noi.
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domenica 20 marzo 2011
Film di Marzo: Il Cigno Nero
Black Swan
(Darren Aronofsky, 2010)
Tutto deve essere perfetto.
Nella danza come nella vita.
Nina è una ragazza apparentemente perfetta: è una ballerina della compagnia del balletto di New York, una ballerina che finalmente riceve il ruolo principale in una versione rivisitata de Il Lago dei Cigni; il suo sogno finalmente si corona, o forse è meglio dire, il sogno di sua madre si corona.
Nina non è indipendente, vive grazie alla madre e grazie al balletto, questo non solo a livello economico, ma anche a livello psicologico.
Una madre iperprotettiva che non lascia vivere, non permette errori e scandisce disciplina.
Il balletto che isola i danzatori dal mondo reale, proteggendoli, ma allo stesso tempo renderdoli vulnerabili anche nel più semplice meccanismo amicale. Un mondo fatto di invidie, rivalità e sospetti.
Bianco e Nero con una goccia di rosso, rosso sangue.
Il bianco è Nina, il cigno candido, dolce e indifeso, la Nina che tutti conoscono.
Il nero è alter ego di Nina, la Nina che nessuno conosce, la Nina fuori dalle regole, la vera Nina?
Il rosso è il passaggio tra il bianco e il nero, che con un climax ascendente ci conduce alla fine del balletto perfetto, della storia e forse della vita di Nina. Forse.
Recensione di Claudia: Grazie!
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giovedì 17 marzo 2011
venerdì 11 marzo 2011
Flu
Sta per finire la settimana. Una settimana che da una parte mi è sembrata formata da tempo infinito, dall'altra, quasi non mi capacito che sia già giunta a venerdì.
Tutto inizia lunedì alle 5.30. Mi sveglio perché ho freddo. Ho freddo? Mi sveglio perché ho freddo? Cose da pazzi. Ma quando mai? Lì nella mia testa si crea una bolla di pensiero: Febbre? che prontamente non considero. Faccio finta di nulla, cercando di riaddormentarmi. Niente. Mi arrendo, mi alzo e prendo la coperta di pile del divano. Bene, dovrebbe bastare. Sè. Bella questa, ho più freddo di prima, batto i denti. Si sveglia anche Fabio e si avvicina per scaldarmi, ma non funziona. La bolla si fa sempre più grande e le parole al suo interno diventa Cubi. Ok, prendo termometro, acqua e tachipirina per ogni evenienza. Alle 6 la bolla esplode: 37. Noooo! Mi bevo la tachipirina e cerco di riaddormentarmi, mentre Fabio al mio fianco dice cose senza senso, mentre il sonno si rimpossessa di lui. Alla fine riesco a tornare ai miei sogni, ma quando la sveglia suona, mi sento molto rincoglionita. Ebbene, ho la febbre, che posso fare? Vado dal medico.
Quanto mi sia dispiaciuto restare a casa da lavoro questa settimana è duro da capire, ma rinunciare alla festa di carnevale dei bambini per me è stato un piccolo dolore.
Ahh.
Così siamo a venerdì, alla fine di questa mia settimana di influenza. Meno male che il dottore mi ha fatto il certificato per 5 giorni. Quando me l'ha detto sono rimasta sorpresa. Invece, mi servivano proprio tutti, oggi è il primo giorno in cui mi sento in forze. Maledetti germi.
In fondo però, mi sono presa una piccola vacanza di totale riposo, cosa pretendere di più? Magari uscire sarebbe stato bello, sì lo ammetto, ma non si può avere tutto dalla vita. Mi accontento.
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domenica 6 marzo 2011
Libro di Marzo: Orgoglio e Pregiudizio
Finito da poche ore Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen. Ieri ho quasi solo letto, in pratica, pur di arrivare alla conclusione delle vicende di Elizabeth e Mr Darcy.
La prosa è propria della Austen, chi la conosce lo sa. Io avevo letto per l'università Persuasion e ammetto che alle prime righe del suo romanzo più famoso, mi sono sentita come di fronte a una vecchia conoscenza, che un po' mi mancava e mi stava accogliendo con tutte le cure e cortesie. In effetti i capitoli iniziali sono da affrontare con un minimo di spirito d'adattamento. La Austen punta molto sui dialoghi tra i personaggi, specie per rivelare l'intelligenza o la stupidità di ognuno sin dall'esordio. Però per chi, come noi, non è abituato ai salotti e alla conversazione tipica della nobiltà, o simil tale, dell'800 inglese, prova la difficoltà di entrare in sintonia con certe modi faceti e dalle sfumature importantissime per loro, banali e senza significato alcuno per noi. Una parola detta in modo diverso o una parola pronunciata in meno, sono particolari che potevano mettere in gioco la buona reputazione delle persone.
Per fortuna il titolo è Orgoglio e Pregiudizio, e così più si prosegue più ci si addentra nella vicenda e i personaggi vengono sempre più caratterizzati, mettendo in mostra la sostanza interiore, oltre quella esteriore.
Come ambientazione è lontana da noi e alcune cose ci fanno sorridere, ma i sospiri provocati dai sentimenti sono sempre gli stessi e si rimane stupiti da come non siano cambiati per nulla. Come nemmeno le pare mentali che la gente si fa: mi ha guardato, non mi ha guardato, perché non mi parla? Ecco, Jane Austen descrive tutto ciò, con una grazia e eleganza di stile invidiabile. La scrittura asciutta senza troppi fronzoli, che arriva subito al dunque è piacevole e aiuta ad appassionarsi rapidamente alla storia.
La narrazione scorre un po' lenta forse, ma è sicuramente imputabile a ciò che viene narrato. Non credo che la scrittrice faccia altro che riportare su carta quell'oziosa vita condotta dalle persone benestanti. Il ritmo era quello, lento, costellato di balli, pranzi e passeggiate. (Detto tra noi, mi è sembrato uno stile di vita noioso.)
L'aggettivo per questo libro secondo me è delizioso, e lo consiglio a chi è un po' romantico e ama leggere cosa accade a chi si innamora.
Certo che detto così mi sembra quasi di paragonarlo a Twilight... Ovviamente, non c'è paragone!
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giovedì 3 marzo 2011
Riascoltando canzoni andate
Ultimamente mi capita alla radio, e non, di risentire canzoni datate che mi piacevano, e mi piacciono, un sacco. Ogni volta dico: Non me la ricordavo più! Che bella questa canzone!
Comincio a pensare di avere le cellule di memoria talmente sature, da non riuscire più a far riemergere dei ricordi, se non sollecitati in modo opportuno. Anche se credo sia un meccanismo abbastanza comune a tutti, un po' mi rattrista.
Ho risentito Buoni o cattivi di Vasco Rossi, di cui non ho grande stima in genere. Questo singolo però mi piaceva tantissimo, complice, o forse proprio causa principale, il video con una coreografia intrigante e dei ballerini fenomenali.
Alla festa di carnevale ho risentito i Backstreet Boys, che adoravo. Bè, mi veniva ancora da ballare e da cantare su As Long As You Love Me. Ah, che persa! In compenso, qualcun'altra accanto a me ha detto che il giorno dopo sarebbe andata a riascoltarsi i cd. Eheh.
Poi c'è stato Craig David, con Walking Away, che mi ha ricordato quanto mi piaceva il suo primo album.
Ce ne sono tante altre, ma riporto l'ultima e poi lascio viaggiare la vostra immaginazione. A danza la maestra ci ha proposto di ballare sulle note degli Alcazar. Bè, quando ho rivisto le loro performance mi sono ricordata di come ricordassi bene i passi. Non tutti, ma la linea principale c'era. E quanto c'ho ballato su quella canzone? E mi ritrovo adesso, dopo anni, a rifarla. Che figata! Non vedo l'ora di fare la deficente glitterata! Evviva!
Comincio a pensare di avere le cellule di memoria talmente sature, da non riuscire più a far riemergere dei ricordi, se non sollecitati in modo opportuno. Anche se credo sia un meccanismo abbastanza comune a tutti, un po' mi rattrista.
Ho risentito Buoni o cattivi di Vasco Rossi, di cui non ho grande stima in genere. Questo singolo però mi piaceva tantissimo, complice, o forse proprio causa principale, il video con una coreografia intrigante e dei ballerini fenomenali.
Alla festa di carnevale ho risentito i Backstreet Boys, che adoravo. Bè, mi veniva ancora da ballare e da cantare su As Long As You Love Me. Ah, che persa! In compenso, qualcun'altra accanto a me ha detto che il giorno dopo sarebbe andata a riascoltarsi i cd. Eheh.
Poi c'è stato Craig David, con Walking Away, che mi ha ricordato quanto mi piaceva il suo primo album.
Ce ne sono tante altre, ma riporto l'ultima e poi lascio viaggiare la vostra immaginazione. A danza la maestra ci ha proposto di ballare sulle note degli Alcazar. Bè, quando ho rivisto le loro performance mi sono ricordata di come ricordassi bene i passi. Non tutti, ma la linea principale c'era. E quanto c'ho ballato su quella canzone? E mi ritrovo adesso, dopo anni, a rifarla. Che figata! Non vedo l'ora di fare la deficente glitterata! Evviva!
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